Criptomonete e NFT quanto inquinano davvero?

Sedetevi comode e comodi perché questo sarà un articolo bello intenso, soprattutto per chi non ha ancora preso contatto con queste tecnologie. Occupandoci anche di sostenibilità digitale pensiamo che sia arrivato il momento di approfondirne alcuni aspetti, in modo da capirci qualcosa in più e non fermarsi ai soliti luoghi comuni!

CRIPTO-CHÉ?!?

Avrete sicuramente sentito parlare di Bitcoin, ovvero della prima criptomoneta (o criptovaluta) che è riuscita a creare un sistema di pagamento mondiale “peer-to-peer” svincolato dalle banche e basato sulla crittografia per validarne le transazioni. Venne creato nel 2009 da un anonimo inventore (o gruppo di inventori), noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, ed è oggi il valore di riferimento per l’intero settore, in modo simile all’oro nel sistema convenzionale. Il codice di Bitcoin è libero e open source1: chiunque può copiarlo, migliorarlo o trarne ispirazione, questo ha permesso la nascita di migliaia di progetti simili ma spesso profondamente diversi: per esempio Ethereum, che è la seconda criptomoneta più famosa, proprio perché porta innumerevoli innovazioni a livello di funzionalità e prestazioni.

Bitcoin quanto mi inquini?

Per poter funzionare Bitcoin utilizza una tecnologia chiamata blockchain, in sostanza un registro pubblico distribuito e sincronizzato in tempo reale tra migliaia di computer, dove vengono archiviate tutte le transazioni effettuate. Lo scopo di questa rete è rimuovere gli intermediari (es. banche) e rendere possibile lo scambio di valore in modo diretto e trasparente, nella speranza di evitare in futuro crisi finanziare come quella del 20082.

È indubbio il fatto che Bitcoin non sia affatto “leggero sul pianeta”: si stima infatti che la sua rete consumi in 1 anno una quantità di energia elettrica paragonabile a quella della Norvegia3.
Tuttavia è bene contestualizzare questi consumi: qualsiasi tecnologia ha un impatto ambientale (pensate alla costruzione del sistema ferroviario o Internet stessa4), soprattutto se applicata su scala mondiale, inoltre è bene precisare che una parte consistente dei miner sfrutta l’energia prodotta in eccesso dal settore idroelettrico 5 per tenere bassi i costi e c’è un crescente interesse ad incentivare le rinnovabili6.

CI SONO Blockchain…e blockchain

Quando parliamo di blockchain è importante iniziare a fare delle distinzioni, senza entrare troppo nel tecnico ovviamente, ma applicando le stesse logiche valide per qualsiasi altra tecnologia: le prime versioni saranno probabilmente quelle meno efficienti.

Proof-of-Work (PoW)

PoW7 è la tecnologia alla base della blockchain di Bitcoin ed Ethereum (pioniere del settore) e come abbiamo chiarito è indubbiamente poco sostenibile. Il problema è che ha bisogno di migliaia di computer che eseguono complessi calcoli matematici per estrarre (“minare”) la criptomoneta e rendere sicuro il network, consumando molta corrente, generando calore e rendendo la rete estremamente lenta (una decina di transazioni al secondo).

Proof-of-Stake (PoS)

L’alternativa più accreditata al momento è PoS8 che utilizza il “deposito” di criptomonete per rendere la rete sicura, eliminando di fatto il “mining“. Ethereum ha già avviato nel 2020 la transizione alla versione 2.0 basata su PoS, che richiederà almeno un altro anno per completarsi, ma è già in parte operativa per alcuni servizi. Altre blockchain più moderne, come Tezos, CardanoPolkadot e molte altre9, sono state progettate fin dal principio per essere anche più efficienti (sfruttando PoS o algoritmi simili), aumentando il numero delle transazioni al secondo e riducendo notevolmente i consumi.

Ci sono inoltre altri algoritmi di consenso in fase di sperimentazione: la sfida a quello più ecologico, economico, sicuro e veloce è sempre aperta!

CENTRALIZZATO O DECENTRALIZZATO?

Anche senza un’analisi approfondita è abbastanza ovvio che entrambi i sistemi monetari abbiano sia pro che contro. 

È bene sapere che dal punto di vista energetico la finanza tradizionale è tutt’altro che ecologica: si stima10 che sia il sistema bancario che l’industria dell’oro consumino molta più energia di BitcoinSono numeri da prendere con le pinze, ovviamente, ma ci fanno capire quanto il problema fosse già presente e che la blockchain potrebbe essere una valida alternativa.

Di fatto se il sistema bancario attuale funzionasse davvero, forse non ci sarebbe un’estinzione di massa in corso e le attiviste e gli attivisti di XR e FFF non dovrebbero manifestare davanti alle banche per farle smettere di finanziare l’industria fossile11.

La nostra speranza è che Bitcoin abbia davvero dato inizio ad una rivoluzione epocale dove i singoli possano finalmente aggregarsi e cooperare insieme senza ostacoli al fine di migliorare insieme la società. Un po’ come i social network, nonostante i loro difetti, hanno permesso a perfetti sconosciuti lontani tra loro di aggregarsi e lottare per un fronte comune, dando vita a movimenti globali come Fridays For Future ed Extinction Rebellion.

È bene riflettere, come attivisti, sul fatto che per ricevere donazioni ed effettuare pagamenti sia indispensabile passare per il sistema tradizionale, stando alle sue regole, partecipando ai suoi consumi e pagando delle commissioni che lo alimentano e rafforzano. Ci sono infatti progetti come Trees for the Future, che si occupa di piantare alberi, che accettano donazioni sia con metodi convenzionali che tramite varie criptomonete12.

l’impatto energetico degli nft

A questo punto, se siete arrivati fino in fondo senza barare, avrete chiaro che qualsiasi servizio legato alle “blockhain PoW” abbia un considerevole impatto ambientale. Il discorso vale infatti anche per i famosi NFT (Non-fungible token) di cui si sente tanto parlare negli ultimi mesi13 14, ovvero asset digitali (opere d’arte, animazioni, musiche, elementi di videogiochi…) certificati tramite blockchain, la cui proprietà è unica e cedibile. Gli NFT che si appoggiano su Ethereum sono i più diffusi attualmente e, purtroppo, ogni caricamento o acquisto consuma parecchia energia, creando molti dibattiti sull’etica di questo strumento. Un problema correlato è che i costi stessi delle transazioni stanno diventando insostenibili sia per artisti che per collezionisti.

La buona notizia è che questi fattori stanno spingendo molti marketplace a supportare “blockchain PoS”.
È quindi già possibile compiere una scelta etica riducendo costi, tempi e impatto energetico della criptoarte:

Per maggiori informazioni: cleannfts.org

CRIPTO E ATTIVISMO

Una critica che si fa spesso a questi strumenti è che siano “inutili” e vengano usati solo al fine di speculare o svolgere attività illecite, tuttavia affermazioni del genere sono spesso diffuse da persone che hanno interessi a mantenere lo status quo e generare disinformazione.

È bene informarsi da più fonti e riflettere con la propria testa sulle implicazioni che hanno eventi come questi sul genere umano:

  • nel 2011 Wikileaks venne bloccata finanziariamente15 e Bitcoin fu l’unico modo per poter proseguire la sua missione e diffondere notizie scomode ma fondamentali per la democrazia;
  • recentemente Edward Snowden ha creato un NFT16 proprio con i documenti segreti dell’NSA rilasciati tramite Wikileaks, ottenendo un’offerta di ben 5.4 Milioni di dollari, al fine di donarli per finanziare la libertà di stampa;
  • grazie all’iniziativa Carbon Drop è stato possibile devolvere ben 6.66 Milioni di dollari a Open Earth Foundation;
  • Tor Project è un famoso progetto open source per la navigazione anonima, recentemente si è auto-finanziato grazie alla vendita di un NFT17 per circa 2 Milioni di dollari;
  • ad Hong Kong si utilizza la blockchain per evitare la censura del governo cinese che sta ordinando la cancellazione delle prove dell’esistenza di un fronte di resistenza18;
  • NFT4theplanet è un’iniziativa, lanciata da un gruppo di artisti internazionali, aperta a tutti i creatori di NFT che vogliono destinare parte dei loro profitti a cause ambientali.

Questi sono solo alcuni esempi “pionieristici” del potenziale che hanno queste tecnologie quando si utilizzano per una buona causa e non per pura speculazione.

RIFLESSIONI FINALI

Pensiamo a Greta senza i social: siamo sicuri che avrebbe messo in moto un movimento globale come Fridays For Future? Se pensiamo ai primi cellulari, grandi come valigette e senza display, e guardiamo gli smartphone odierni, è facile capire che siamo di fronte alle prime applicazioni pratiche di quella che molto probabilmente diventerà una tecnologia sempre più presente nella nostra quotidianità e che, come altre tecnologie digitali, porterà avanti un processo di democratizzazione e cooperazione avviato ai tempi della nascita di Internet.

Nessuna tecnologia nasce perfetta ed è importante informarsi e approcciarsi sia con curiosità che con sguardo critico. Scegliere coscienziosamente quale tecnologia supportare massivamente fa sì che si possa avere una panoramica personale sui vantaggi e svantaggi futuri. Oggi più che mai abbiamo bisogno di strumenti aperti, sicuri e trasparenti per rispondere in tempi brevi ai problemi creati in passato da un sistema che centralizza il potere nelle mani di pochi, nasconde le responsabilità e non ci dà vere garanzie per il futuro.

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