Perché così tante persone delle nazioni ricche affermano che il più grande problema ambientale sia la crescita demografica?

di George Monbiot, 7 maggio 2020

Spinto dalle scioccanti bufale diffuse nel film Planet of the Humans, in questo testo esamino perché così tante persone nelle nazioni ricche affermano che il più grande problema per l’ambiente sia la crescita demografica. La conclusione farà di sicuro infuriare alcune persone, ma penso che sia inevitabile. Procediamo un passo per volta.

Non c’è dubbio che la crescita demografica sottoponga l’ambiente a uno stress. Ed è una delle tante questioni di cui dovremmo preoccuparci. Ma l’impatto globale è molto più esiguo di quanto molti possano immaginare.

In primo luogo, guardiamo i numeri (Our World in Data). La crescita demografica globale (annua) è oggi dell’1,05% e costituisce la metà del tasso di crescita massima, raggiunto nel 1963 (2,2%). In altre parole, la crescita demografica non è, come molti sostengono, esponenziale. Anzi, il tasso è in rapido calo.

Di contro, fino alla pandemia, la crescita economica globale si era aggirata per diversi anni intorno al 3% e ci si aspettava che restasse stabile. In altre parole, la crescita era esponenziale. Dopo le misure di lockdown, i governi faranno tutto il possibile per tornare a quei valori.

Questo significa che la crescita demografica ha un terzo dell’impatto della crescita economica? No, per niente. Perché riguarda soprattutto i più poveri del mondo, la cui mancanza di potere d’acquisto fa sì che ognuno di loro abbia un impatto sul pianeta molto più lieve rispetto ai ricchi.

Molti di voi conoscono la formula per prevedere l’impatto ambientale: Impatto = Popolazione x Affluenza x Tecnologia. Tra i più poveri, c’è poca A o T per moltiplicare la P. L’impatto sul clima, sull’uso delle risorse ecc. della crescita demografica è MOLTO inferiore a 1/3 dell’ aumento complessivo dei consumi.

Come riporta Our World in Data, “Anche diversi miliardi di persone in più nei paesi a basso reddito… lascerebbero pressoché invariate le emissioni globali. 3 o 4 miliardi di persone a basso reddito rappresenterebbero solo un’esigua percentuale della CO2 globale”.

Indubbiamente, l’aumento del numero di persone può avere importanti effetti a livello locale: una maggiore pressione sulle abitazioni, sugli spazi verdi, sulla fauna selvatica, sulla qualità dell’acqua, ecc. Ed è essenziale che tutte le donne abbiano piena libertà di scelta riproduttiva, pieno controllo del proprio corpo e pieno diritto alla pianificazione familiare.

Ma noto invece che la crescita demografica viene ripetutamente additata come LA PRINCIPALE CAUSA del collasso climatico e di altre questioni globali. Questo è semplicemente FALSO.

C’è un’altra cosa da notare. La stragrande maggioranza della crescita demografica mondiale avviene in paesi in cui la maggior parte delle persone sono di colore

Allora come mai tante persone delle nazioni ricche (la maggior parte dei quali, secondo la mia esperienza: maschi, bianchi e piuttosto benestanti) insistono, spesso furiosamente, sul fatto che la “vera” questione globale, “il convitato di pietra”, sia la crescita demografica?

La prima parte della risposta è che si tratta di una deviazione: incolpare gli altri del proprio impatto sul pianeta è un tipico modo per scrollarsi di dosso le proprie responsabilità e liberarsi dai sensi di colpa. Ma perché puntare il dito contro il tasso di natalità delle persone più povere? Perché invece non prendersela con i consumi spropositati dei miliardari?

Capire che di deviazione si tratta non è però una risposta sufficiente. Va capita la particolare tipologia di deviazione. Quello che vediamo sono persone bianche che puntano il dito contro persone di colore, dicendo: “Non siamo noi. Sono loro”.

In vari modi, questo fenomeno ha una lunga tradizione. Per tutta l’epoca coloniale e anche dopo, le nazioni ricche si dipingevano come attori “civili” e virtuosi, mentre i loro sudditi coloniali erano “inferiori”, “barbari” e “degeneri”.

È di lunga data l’atteggiamento di panico moraleggiante in merito al tasso di riproduzione di queste persone “inferiori”, “barbare” e “degeneri”. Se non agiremo prontamente“noi” finiremo per soccombere a “loro”. La specie umana cadrebbe in declino e gli “inferiori” prenderanno il sopravvento.

È stato questo terrore del “difetto riproduttivo”, di essere ridotti a minoranza, di vederci “indeboliti” che ha ispirato il movimento eugenetico. Credenze simili persistono ancora oggi e sono di gran voga tra i suprematisti bianchi, note con il termine “Grande Sostituzione”.

Tutti noi assorbiamo sistemi di credenze di cui siamo solo vagamente consapevoli (o a volte del tutto inconsapevoli). Riproduciamo idee inconsapevolmente, spesso in contesti nuovi e se non pensiamo con la nostra testa, finiamo per far nostre le idee altrui.

Qual è dunque l’inquietante conclusione di questo ragionamento? La risposta alla mia domanda – “perché così tante persone nelle nazioni ricche sostengono che il più grande problema ambientale è la crescita della popolazione? – è… il razzismo.

Non lo dico per offendere. Lo dico perché emerge come spiegazione più probabile ed efficace di un fenomeno bizzarro: persone benestanti che hanno un impatto enorme sul pianeta che puntano il dito contro i poveri il cui impatto ambientale è minimo.

Non sto neanche affermando che la maggior parte di coloro che enfatizzano eccessivamente la questione demografica siano intenzionalmente razzisti. Penso che sia possibile introiettare inconsapevolmente delle credenze razziste senza avere realmente l’intenzione di discriminare le persone di colore.

Ma credo anche che occorra inquadrare questo atteggiamento per quello che è.

Altre riflessioni su questo tema sono reperibili nel suo articolo scritto per il Guardian e sul nostro sito qui.

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George Monbiot è uno scrittore e attivista ambientale e politico inglese, scrive principalmente per The Guardian. Maggiori informazioni sul suo sito personale.

Testo originale: https://twitter.com/georgemonbiot/status/1258364688435478528

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2 commenti su “Perché così tante persone delle nazioni ricche affermano che il più grande problema ambientale sia la crescita demografica?”

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