Ecco alcuni spunti dai post dei gruppi locali che hanno documentato la mobilitazione nelle piazze per la manifestazione del 27 Marzo
TARANTO
Ma quanti eravamo? Centinaia di studentesse e studenti per dire stop a guerre e conflitti causate da fonti fossili, per il profitto di pochi. Stop ai fondi destinati al riarmo tagliando su scuola, università, welfare e sanità.
Non vogliamo più dipendere modelli produttivi estrattivisti sul territorio, come Ilva o Eni che utilizzano le fonti fossili, devastano l’ambiente, sfruttano gli operai e provocano malattie e morti, né vogliamo nuovi impianti come il rigassificatore, che ci terrebbero ancorati a vecchie logiche fallimentari.
Taranto non vuole essere complice dei genocidi e dei conflitti che avvengono nel mondo per lo sfruttamento delle risorse da parte di pochi a discapito di molti.
Vogliamo una transizione energetica ed ecologica che possa vedere i paesi cooperare tra loro far farci uscire dal sistema dei fossili, nel minor tempo possibile.
TORINO
Eravamo in tantissim3 in piazza, per dare una spallata a questo governo che continua a investire in fossile ed armi.
La crisi climatica e i conflitti per le risorse ci stanno mostrando quanto oggi sia necessario fare una sola cosa: lasciare i combustibili fossili sotto terra.
Non ci fermiamo, le piazze oggi sono l’antidoto migliore a chi pensa di poterci addormentare. Non diciamo solo no ma proponiamo un mondo alternativo.
CALTANISSETTA
È stato bellissimo sentire la testimonianza dei e delle ragazze delle scuole.
Nonostante il contesto sia difficile continuiamo a lottare contro il cambiamento climatico e il sistema capitalista che lo produce!
Vogliamo che i governi smettano di perdere tempo, perché ci saranno altri cicloni, ancora siccità.
Ci saranno ancora persone che muoiono in mare, per responsabilità dello stato italiano: nei giorni in cui si è scatenato il.ciclone Harry sono morte più di 1000 persone nel Mediterraneo.
Non vogliamo il fossile, non vogliamo respingere chi chiede aiuto. Non vogliamo inceneritori perché causano tumori e producono CO2.
Non vogliamo uno sviluppo “sostenibile”, cioè un continuo sfruttamento della natura e delle persone con false tinte verdi.
Vogliamo confini aperti, mettere al centro le comunità, fare rete con chi difende e abita i nostri territori, vogliamo che l’economia e le risorse siano gestite democraticamente, non da pochi miliardari che vogliono solo il profitto.
Non c’è più tempo per il profitto, è tempo di cambiare tutto!











