DIPENDENZA DAL GAS: terza puntata

Gli organismi tollerano le sostanze in quantità differenti: alcune a piccole dosi sono innocue, ma possono causare dipendenza.

Creano interferenze a cui il fisico inizialmente si adatta.

Improvvisamente, la tossicità si rivela, il corpo deve fermarsi. È l’inizio della crisi.
Finale della serie, tiriamo le somme.

Per affrontare la crisi energetica l’Italia e l’Europa hanno scelto diii, rullo di tamburi… sostituire il gas russo con il gas di altri paesi.

E’ stata una scelta vincente?
I costi in bolletta sono schizzati e ogni Stato ha adottato delle misure emergenziali per arginarli.

Crediti d’imposta, tagli delle accise, bonus.
Dal settembre 2021 i paesi europei hanno stanziato più di 600 miliardi di euro per contenere i costi energetici.
Queste misure non hanno evitato che la povertà energetica dilagasse.

In Italia sono più di 2,3 milioni le famiglie che non riescono a pagare le bollette.
D’altro canto, con l’impennata del valore del gas sul mercato, le aziende del settore hanno realizzato extraprofitti eccezionali.
Il surplus non si è tradotto in maggiori impegni nelle energie verdi,che gran peccato. (Per Roberta, registrare anche “Che GREEN peccato)
Nei piani di Eni per il triennio 2022-25 è marcata la differenza tra gli investimenti fossili e del comparto “Green-Plenitude”: 4,5 miliardi annui contro meno di 2 miliardi, che includono le spese per le enjoy e gli impianti di cattura e stoccaggio della CO2*…
I progetti di esplorazione ed estrazione di combustibili fossili ad alte emissioni vengono chiamati bombe climatiche.

Progetti ultra-toxic che da soli basterebbero a superare gli 1.5 gradi.

Con questo clima di guerra non c’era bisogno di … “altre bombe”… ma le banche europee non hanno resistito.
Intesa Sanpaolo ha stanziato 9,13 miliardi di dollari negli ultimi 6 anni a sostegno delle bombe climatiche firmate Gazprom, Rosneft e Lukoil. Compagnie russe.

La fede cieca di aziende, banche, governi nel gas sta aggravando la crisi climatica con costi ben più alti della crisi energetica attuale. In termini economici ma soprattutto di vite umane.
Questa storia non è ancora fuori controllo, ma va riscritta in fretta.
Lo ha compreso persino l’International Energy Agency, istituita dopo la crisi petrolifera degli anni ‘70 per garantire scorte sicure in caso di shock energetici.

Un’organizzazione nata a promozione dei combustibili fossili (!!) che, udite udite, nel suo ultimo rapporto riconosce il ruolo cruciale delle rinnovabili per la sicurezza energetica dei prossimi anni.
L’Europa ha recepito il messaggio con il minimo sforzo…

Nei suoi piani punta a produrre il 40% di energia primaria da fonti rinnovabili entro il 2030.

Ma alzare questa ambizione anche solo del 5% sarebbe conveniente persino economicamente, con un risparmio stimato fino a 200 miliardi di euro.

Un bel gruzzoletto per contrastare veramente la povertà energetica.
“Decarbonizzare costa meno che diversificare” disse il saggio.

…O se vogliamo, l’IPCC.

L’ostacolo che indebolisce le politiche climatiche europee è l’ostinata competizione tra paesi.


È l’illusione del libero mercato, che ha ridotto al minimo la pianificazione pubblica permanente.
Condividere il tetto al prezzo dell’energia o nazionalizzare le compagnie energetiche, darebbe nuova forza all’Unione.

Un coordinamento energetico equo come stimolo per un rinnovato modello di cooperazione.


Cara Europa, cara Italia. L’accelerazione verso le rinnovabili è troppo timida, e avete bisogno di curare questa brutta dipendenza dal fossile.
Urge innescare dei circoli virtuosi, che a catena generino azioni concrete.

Come dicono gli scienziati, dei punti di non ritorno sociali.
Tra questi ci sono le comunità energetiche.

Impianti rinnovabili, diffusi come nidi sui tetti, attorno a cui fiorisce una comunità.


Una rete robusta unita dai bisogni di ciascuno, che restituisce valore ai territori e rende democratica la produzione di energia.
Secondo le stime dell’Agenda Climatica, le comunità energetiche potrebbero soddisfare almeno la metà del fabbisogno energetico nazionale in soli 6 anni.

Ed è solo una delle tante possibilità.
L’italia è già stata campionessa dell’elettrificazione nel novecento e negli anni 2000.

Era in pole position per l’energia solare, che nel 2014 ha coperto l’8% del consumo di elettricità del Paese.

Grazie alle scelte del passato oggi produciamo il 20% dell’energia primaria e il 37% dell’elettricità da fonti rinnovabili.


La beffa più grande che il gas abbia fatto è convincere il mondo che non esista alternativa a lui.

Ma non è così.
Mentre il futuro bussa alle porte il presente le sfonda e si lancia verso il cambiamento.

Italia, Europa, è da troppo tempo che avete perso il coraggio di cambiare e ci siamo abituati a farne a meno.

Ma questa non sarà l’ennesima rassegnazione. Vale troppe vite.


La rabbia che abbiamo accumulato, dopo catastrofi e ingiustizie, è energia rinnovabile che accenderà strade e palazzi.

Siamo pront3 ad alzare la voce per spingervi verso il futuro, il 3 marzo manifesteremo in ogni città. Saremo marea.

A voi la scelta.

Cambiare oggi, o annegare domani.

 

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