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CRIPTOMONETE E NFT QUANTO INQUINANO DAVVERO?

In questo periodo sentiamo tanto parlare di #bitcoin, #criptovalute e #NFT, ma che impatto hanno sull'ambiente e sul clima? Ci sono tecnologie più sostenibili di altre? E soprattutto c'è un modo per sfruttarle nella lotta climatica?

Che impatto ha il nostro attuale sistema bancario? A tutte queste domande OpenForFuture ha provato a dare una risposta!

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«Dobbiamo cambiare il modo in cui trattiamo la natura, il modo in cui la sfruttiamo, dobbiamo cambiare l’intero sistema. Noi stessi siamo motori del cambiamento, perché noi siamo parte della natura.»

La connessione tra noi, la nostra salute, la natura di cui facciamo parte è un legame che non riusciamo a vedere ma che abbiamo bisogno di ripristinare.

Tre nuove malattie su quattro provengono da altri animali, sono causate dal nostro modo di allevare e crescere ciò che mangiamo, che favorisce l’effetto spillover, il salto di specie, dei patogeni. L’83% dei terreni dedicati all’agricoltura sono infatti sfruttati solo per nutrire gli animali che mangiamo, che contribuiscono in minima parte al nostro fabbisogno nutritivo.

Continuiamo ad aumentare la quantità di terreni da dedicare al foraggio degli animali e di questo passo non solo non ci sarà più terra a disposizione, ma nemmeno cibo per noi. Questo non ha alcun senso.

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Tra due mesi faremo la Storia.

Il momento di scendere in piazza per pretendere azione climatica dai governi è ORA. Alla COP26 si riuniranno i leader mondiali e dalle decisioni che prenderanno dipenderà il prossimo secolo. In autunno ci giochiamo il futuro.

Ma noi possiamo avere voce in merito. Possiamo cambiare le sorti della COP e far sentire le nostre richieste di giustizia climatica per tutte e tutti. Scendiamo in piazza il #24Settembre!

#GlobalClimateStrike
#UprootTheSystem
#ConnectTheDots
#SystemChangeNotClimateChange
#CrisiClimatica
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Scendi in piazza il 24 settembre per chiedere giustizia climatica.

#ConnectTheDots #MindTheGap
🔥SARDEGNA IN CRISI CLIMATICA🔥

Canada, Filippine, Germania, Madagascar, Uganda, Cina,... oggi la Sardegna. Da 60 ore l’isola brucia, e le fiamme hanno lasciato dietro di loro 20.000 ettari persi e quasi 2000 sfollati. Un incendio senza precedenti.

La crisi climatica è qui: prende qualcosa che già esiste - come un incendio - e lo moltiplica in forza e frequenza. Per dieci, per cento. E se a questo si aggiungono poca prevenzione, piromani e incuria le cose non possono che peggiorare.

Ma le soluzioni sappiamo che ci sono.

Intanto adattamento: assumere personale, comprare canadair, fare sorveglianza, avere cura delle aree naturali, creare barriere verdi. Metterci attenzione e soldi.

Ma questo da solo non basta, perché l’aumento incontrollato delle temperature rischia di rendere inutile qualunque strategia di contenimento delle fiamme.

Oggi siamo a +1.2°C di riscaldamento globale. Con un aumento di +3°C le aree distrutte dagli incendi nella zona del Mediterraneo raddoppieranno secondo uno studio di Carbon Brief. Con ciò che ne deriva in termini di morti, sfollati, danni economici incalcolabili.

Abbiamo bisogno di investire massicciamente sulle rinnovabili, fermare immediatamente i combustibili fossili, rivoluzionare i trasporti e il modo in cui ci nutriamo, ridurre i consumi.

Il Ministro per la Transizione Ecologica ha promesso in una recente intervista di rendere la Sardegna 100% rinnovabile, un'oasi verde nel cuore del Mediterraneo. Ma promettere non basta. Non quando si prosegue con la folle metanizzazione dell’isola. Non quando i leader del G20 non riescono a trovare un accordo né per uscire dal carbone entro il 2025 né per contenere l'aumento delle temperature medie globali entro +1,5°C entro il 2030. È il momento di agire, ma sul serio.
Se superiamo +1,5ºC di aumento della temperatura media, le regioni tropicali saranno quasi invivibili.

La temperatura del pianeta è già aumentata di +1,2°C a causa dell’attività umana e, nonostante i governi si siano impegnati, con gli #AccordidiParigi, a tenere l’aumento della temperatura entro +1,5°C, i climatologi temono che questa soglia limite possa venir infranta già entro i prossimi dieci anni.

Ciò avrebbe conseguenze drammatiche per buona parte della popolazione umana. Circa il 40% della popolazione mondiale, infatti, vive attualmente in zone tropicali, ed è previsto che questa percentuale cresca interessando la metà della popolazione mondiale entro il 2050.

Cosa comporterà?
Milioni di persone che si sposteranno in cerca di zone più vivibili.

🗣Unisciti a noi il 24 settembre e fai sentire la tua voce per un mondo vivibile, giusto e sicuro🗣

👉Per approfondire👈
Oggi finiamo tutte le risorse che la Terra poteva rigenerare nel 2021.

Ma non tutt_ hanno le stesse responsabilità, che non si misurano dal numero di persone che abitano un certo paese, ma dal tipo di società o sistema produttivo che ospita.

Ad esempio: l'Australia, tra i paesi con la densità demografica più bassa, è anche tra i primi ad esaurire le sue risorse (Marzo); accade invece l'esatto contrario con l'India, che L'Overshoot Day non lo raggiunge nemmeno.

Per quanto ancora il 20% più ricco dell'umanità potrà spartirsi l'80% delle risorse consumate, sottraendole non solo a gran parte della popolazione, ma anche alle generazioni future?

🌏 Il 24 settembre scendi in piazza per la giustizia climatica in tutta Italia e in tutto il mondo!
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🌡 Le temperature stanno aumentando in ogni parte del mondo, le vittime della crisi climatica sono innumerevoli, da anni siamo in una condizione di emergenza planetaria, eppure le azioni per affrontarla non sono ancora in vista.

Gli eventi catastrofici stanno aumentando e sempre più persone perdono la propria casa o devono lasciare i propri territori perché diventati inospitali, o - nei casi peggiori - perdono la vita.

Non possiamo continuare a tenere gli occhi chiusi, è il caso di aprirli!
La violenta grandinata con chicchi giganti avvenuta ieri in Friuli, nel pordenonese, ha causato danni enormi nei centri abitati e soprattutto nelle campagne, dove interi campi di angurie sono stati devastati.

La crisi climatica è qui.
L'inazione dei responsabili politici non fa che aumentare questi disastri, perciò continuiamo a fare pressione con ogni mezzo che abbiamo.

Il 24 settembre ci faremo sentire nelle piazze di tutta Italia e nel mondo.

#NonChiamateloMaltempo
Perché cambiare la costituzione quando questa già prevede la tutela dell’ambiente? Vale la pena incidere a tal fine sui principi fondamentali? Quando la tentazione del superfluo invade il parlamento.

Della “epocale” e “ambientalista” modifica della costituzione, approvata in prima lettura il 9 giugno scorso al Senato, ne ha parlato il nostro Giorgio De Girolamo sul Corriere della Sera.

👉🏼 Leggi l'articolo completo
Il 2021 è stato un annus horribilis per la Sicilia, dilaniata da migliaia di incendi. Soltanto nella giornata del 31 luglio, nella regione sono scoppiati 162 incendi, 124 boschivi e 38 nelle aree urbane. Tranne uno, tutti sono di origine dolosa.

In pochi giorni 800 ettari sono andati in fumo e più di 200.000 piante sono andate perdute. Anche la vita della fauna locale è fortemente compromessa e specie autoctone, come il suino nero dei Nebrodi, sono in grave pericolo.

L’eccezionale situazione meteoclimatica che interessa l'Isola, con il susseguirsi di allerte rosse per rischio incendi e ondate di calore, aumenta esponenzialmente il rischio di una veloce e violenta propagazione dei roghi.
La crisi climatica è qui e adesso. Gli incendi emettono altra CO2 e distruggono la vegetazione, la nostra più importante alleata contro i cambiamenti climatici, i quali a loro volta rendono più intensi ed estesi gli incendi. É un circolo vizioso verso il baratro.

Ben poco è stato fatto sul fronte della prevenzione. Si continua a seguire un approccio emergenziale, che si concentra principalmente sulla lotta agli incendi attivi piuttosto che sull'eliminare le cause che li generano e tagliare le emissioni di gas serra, prime responsabili di incendi così indomabili.

Gli incendi sono dolosi. Che essi scaturiscano da liti per ragioni di pascolo o siano parte di un piano mafioso, la Sicilia brucia per mano criminale. Tutto questo contribuisce a spingere l’umanità verso un’ingente crisi globale, in cui la sicurezza e i diritti di ciascun_ non saranno più garantiti.

Credits: FFF Catania
Ph: Riserva Naturale Oasi del Simeto; Il Giornale; La Sicilia.